sabato 17 aprile 2010

Archeologia, studioso italiano scopre necropoli in Georgia

Un’importante scoperta archeologica in Georgia, nella cui parte occidentale si trova l’antica Colchide, ha visto protagonista uno studioso italiano: Livio Zerbini, responsabile del Laboratorio sulle antiche province danubiane dell’università di Ferrara. Nella provincia di Samtskhe, a pochi chilometri di distanza dalla fortezza di Khertvissi, Zerbini, affiancato da Vakhtang Licheli, direttore del dipartimento di Archeologia dell’università “I. Javakhishvili” di Tbilisi, ha rinvenuto una vasta necropoli, sinora sconosciuta e completamente integra. Lungo il percorso che segue l’alta valle del fiume Mtkvari e che conduce al monastero rupestre di Vardzia, a metà tra i villaggi di Tsunda e Tmogvi, in un territorio alquanto impervio, all’interno di una vallata ben celata e nascosta, si addensa una grande quantità di tombe monumentali. La necropoli risulta di straordinario interesse non solo per l’estensione e la numerosità delle sepolture, ma anche per l’arco cronologico rappresentato, che risale al IV-III millennio a.C. sino al III secolo d.C. I primi scavi, compiuti nel settembre dello scorso anno, hanno confermato la rilevanza del sito, che rappresenterà, una delle più interessanti aree archeologiche degli anni a venire, consentendo di gettare una nuova e più nitida luce su questa regione, nonché di meglio definire i contorni di temi e motivi ricorrenti nelle civiltà mediterranee ed orientali.

Giovedì 8 aprile, a Roma, a Palazzo Rondanini alle 11,30, verrà presentato il libro di Zerbini “L’armatura perduta” (Rubbettino) , che nasce della scoperta di un’antica armatura, completa e in ottimo stato di conservazione. Le pagine del volume non soltanto ripercorrono e ricostruiscono le fasi salienti dell’eccezionale scoperta archeologica, ma rappresentano una sorta di viaggio a ritroso nel tempo nell’antica Colchide, in cui la dimensione del mito si percepisce ancora e sembra quasi insita negli stessi luoghi, e in cui l’archeologia, proprio per l’insufficienza di scavi sistematici, risulta ancora inevitabilmente ammantata di quel fascino del mistero della scoperta. Crocevia di importanti vie di comunicazione tra l'Occidente e l'Oriente, la Colchide divenne spesso, nel corso della storia, il centro dell’attenzione di grandi imperi e stati. Come avvenuto di recente, quando la guerra ha ferito questa terra nello scontro tra Russia e Georgia, così accadde anche nel lontano passato. Tremila anni fa, provenienti dal Mediterraneo, approdarono sulle sue rive gli Argonauti, guidati da Giasone alla ricerca del leggendario Vello d'oro. E fu proprio attraverso l’antica Colchide che - nel I sec. a.C. - il generale romano Pompeo Magno passò alla testa del proprio esercito, per arrivare fin quasi al Mar Caspio. Fu, quella, una delle più imponenti ed impegnative spedizioni militari intraprese dai Romani, per sconfiggere definitivamente Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, ed estendere il dominio di Roma fino all'Armenia. Non risulta pertanto difficile immaginare come la Georgia, terra al confine tra mito e storia, punto d’incontro di molte e diverse culture e civiltà, si distingua per una straordinaria ricchezza archeologica, un patrimonio immenso del quale, per l’insufficienza di scavi sistematici, si conosce ancora piuttosto poco. Alla presentazione del libro, oltre l’autore, interverranno Patrizio Bianchi, presidente Fondazione Crui, Konstantin Gabashvili, ambasciatore della Georgia, Mounir Bouchenaki, direttore generale Iccrom, Angela Donati, università di Bologna; Roberto Giacobbo, vicedirettore Rai 2, Andreas Steiner, caporedattore “Archeo” e il professor Licheli.
 

1 commento:

Unknown ha detto...

La foto è della necropoli Punica di Tuvixeddu , Cagliari , Sardegna