mercoledì 14 aprile 2010

Trovato in Perù il "mitico" tempio dei sacrifici umani

Un tempio complesso. di mille anni fa (comprendente una tomba delle vittime di sacrifici umani) è stato trovato sotto le dune spazzate dal vento del Perù del nord-ovest.
La scoperta del complesso, scavato nei pressi della città di Chiclayo tra il 2006 e la fine del 2009, ha confermato la realtà della leggenda di Naylamp, il dio che presumibilmente fondò la civiltà pre-incaica Lambayeque nell'ottavo secolo d.C., in seguito al crollo della civiltà Moche.
Questo perché le prove nel sito archeologico Chotuna di Chornancap indicano che il complesso del tempio può essere appartenuto ai discendenti di Naylamp, suggerendo per la prima volta l'esistenza in carne e ossa di questi presunti discendenti.
La sofisticata cultura Lambayeque, nota anche come Sicàn, era meglio conosciuta come una civiltà di esperti dell'irrigazione all'epoca in cui fu conquistata, nel 1375 d.C., dai Chimú, una civiltà basata anche sulla costa arida del Perù settentrionale.
Gli archeologi sono andati "cercando di decodificare il mistero della leggenda" per un secolo, ha detto il leader dello scavo Carlos Wester La Torre, direttore del Museo Archeologico Nazionale Brüning in Lambayeque. "L'obiettivo era quello di capire le possibili relazioni tra la leggenda orale e le testimonianze archeologiche".
All'interno del complesso ritrovato del tempio è una tomba a forma di piramide, chiamato Huaca Norte, che è stata riempita con gli scheletri di 33 donne.
Due scheletri hanno ancora i capelli originali e alcuni sono mummificati. Tutti mostrano segni di tagli, il che significa che probabilmente furono torturati come parte dei rituali di sacrifici umani.
"Le donne sono tradizionalmente associate con la fertilità, " La Torre ha detto. "Esse sono offerte nelle cerimonie religiose, in cambio di maggiore fertilità e altri eventi benefici, come la pioggia, per esempio."

su LaPortadelTempo

lunedì 5 aprile 2010

Scoperto un sito precolombiano nella Guyana Francese

E’ stata resa nota da pochi giorni sul sito web dell’INRAP, l‘Institut National des Recherches Arqueologiques Preventives, la scoperta di un abitato precolombiano lungo la costa della Guyana Francese, nel Sudamerica. L’INRAP ha infatti identificato negli anni vestigia attribuibili a popolazioni precolombiane amerindie che avrebbero vissuto tra il XIII e il XVI secolo. La scoperta era attesa: fin dal 1988 infatti gli archeologi avevano individuato nell’area un altro importante sito precolombiano. Si sono così susseguite le normali indagini di archeologia “leggera” le ultime delle quali, nel 2009, hanno aperto la via ad uno scavo archeologico.
La costa della Guyana francese è un susseguirsi di collinette sabbiose che, lunghe parecchi km, indicano lo spostamento della linea di costa nel tempo. L’ambiente costiero era piuttosto acquitrinoso, per cui le popolazioni precolombiane prime e coloniali poi privilegiarono queste alture per stabilirvi i loro abitati. Il sito appena scoperto di Sainte-Agathe sorge proprio su una di queste collinette.
Obiettivo dello scavo archeologico è stato quello di individuare le aree di attività dello spazio abitato, obiettivo che però è stato raggiunto solo in parte, a causa di recenti lavori condotti nella zona con mezzi meccanici che hanno in parte compromesso la stratificazione: le strutture archeologiche sono infatti molto mal conservate. Uniche tracce comprensibili sono quelle lasciate dalle concentrazioni di materiale ceramico, sparso su tutta la sommità della collinetta. Proprio in base alla distribuzione spaziale, sperano gli archeologi, sarà possibile dedurre le differenti aree di attività analizzando i reperti.
Le prime datazioni radiometriche effettuate parrebbero indicare un’occupazione del sito tutto sommato recente, dagli inizi del XIV secolo della nostra era fino al XVIII secolo. Queste datazioni, unitamente ai dati forniti dalla ceramica, sono in accordo con altre datazioni per altri siti della regione.
Il rinvenimento di questo sito, e il prosieguo nel futuro degli scavi archeologici, permetteranno di meglio comprendere le dinamiche del popolamento del litorale della Cayenna francese in epoca precolombiana, sul quale si hanno ancora poche conoscenze.

su Archeblog

L'Athenaion di Castro. Fu il Salento l’approdo di Enea in Italia

L’appassionante scoperta archeologica a Castro di un santuario, molto probabilmente dedicato ad Atena, è stata raccontata nel volume curato da Francesco D’Andria, docente di archeologia e direttore della scuola di specializzazione in archeologia classica e medievale all’università di Lecce, Castrum Minervae (Congedo, Galatina 2009, pp. 300, euro 35). Il libro raccoglie i risultati degli scavi compiuti nel 2007 e 2008 che suscitarono ampio interesse nazionale e internazionale: oltre alle riviste scientifiche, se ne occupò anche The Independent con un’intera pagina (« In the steps of a Trojan hero », 27 aprile 2007). 
 
Di probabile origine cretese o greca, popolata dai Messapi per testimonianze che risalgono all’VIII secolo a.C., la fortezza di Castro divenne colonia romana nel 123 a.C. col nome di Castrum Minervae, toponimo derivato dal tempio in onore di Pallade Atena, per i greci, quella che era la dea Minerva per i romani. Ne parlò anche Virgilio nel III libro dell’Eneide, termine finale di una tradizione letteraria che identificava in questo luogo l’approdo di Enea in Italia: «Il porto si curva in arco contro il mare d’oriente, due promontori schiumano sotto l’urto delle onde e il porto vi sta nascosto; gli scogli come torri proiettano due braccia che sembrano muraglie; il tempio è lassù in alto, ben lontano dal mare».
 
La questione dello sbarco dell’eroe troiano è sempre stata dibattuta, sin da epoca umanista, dai letterati salentini, con il luogo dell’arrivo identificato anche in Porto Badisco o Roca Vecchia. Oggi la corrispondenza tra fonti letterarie, dati topografici e nuove scoperte archeologiche, sembra accreditare in modo quasi definitivo l’ipotesi di Castro. «L’impianto di un santuario di Atena a Castro - dice D’Andria - va collegato a tradizioni antiche, adombrate nel mito di fondazione da parte di Idomeneo, e certamente i materiali del VI secolo a.C. si riferiscono ad una frequentazione cultuale già in età arcaica. L’intensificarsi della frequentazione corrisponde al IV e III secolo a.C. e si lega al mondo della Magna Grecia». Gli scavi compiuti nel 2007 riguardarono la zona sud-orientale della cittadina, dalla parte del mare, nelle località Capanne e Muraglie, a ridosso dei resti delle mura messapiche risalenti alla seconda metà del IV secolo a.C. Qui furono rinvenuti frammenti di ceramiche a forme aperte, coppette ad ansa unica, boccali decorati a cerchi concentrici sul fondo e verniciati sull’orlo, che chiaramente sono da collegare a pratiche di libagione. Furono anche ritrovati resti ossei di astragali e ovicaprini, con parti asportate e abrase, indice di pratiche religiose, come la macellazione, la combustione e l’età giovanile degli animali scelti per i sacrifici. 

Emersero contemporaneamente cocci di ceramiche da fuoco, pentole con l’orlo ripiegato all’esterno, che provano un consumo di pasti rituali, così come sono state ritrovate parti di trozzelle provenienti da altre città messapiche, testimonianze di una frequentazione regionale del luogo di culto. Il carattere religioso dell’area sarebbe confermato dagli oggetti in ferro rintracciati, punte di freccia e di lancia, armi che rimandano al culto di Atena come in altri siti siciliani e della Magna Grecia dedicati alla dea. È dunque certo che tutta la fascia sud-orientale dell’abitato sia interessata da depositi di carattere votivo per un’area di almeno 35 metri, che corrisponderebbe, nell’insediamento antico, ad un «Athenaion» aperto alla vista del mare e del porto. Pezzi di vasi in marmo, di una statua femminile in calcare a grandezza naturale, il triglifo di un frontone appartenente ad un tempio ne sarebbero ulteriore garanzia. Ma la svolta definitiva è avvenuta nel maggio del 2008, quando gli archeologi Amedeo Galati e Emanuele Ciullo trovarono una statuetta bronzea di Atena Iliaca con elmo frigio. Questa statua ha le stesse caratteristiche di due bronzetti scoperti nel santuario di Atena a Sparta, con una simile postura della gamba sinistra flessa all’indietro, e con indosso il peplo e l’elmo a calotta. Anche il movimento delle braccia richiama gli esemplari spartani che nella destra reggono una «phiale» e nella sinistra una lancia: i tre reperti corrispondono ad un modello statuario comune che è quello di Atena. Come scrisse una volta Strabone, «a Roma Atena viene chiamata Iliaca come se fosse venuta da Ilio».
 
L’«Athenaion» di Castro, oltre ad avvalorare l’importanza religiosa del luogo, attesta anche il significato geografico della sua collocazione, in rapporto alle rotte marine antiche lungo tutto il promontorio iapigio, che comprendeva la parte meridionale del Salento tra Otranto e Leuca. «Il culto di Atena - conclude D’Andria - dea della "metis", appare legato in tutto il Mediterraneo alla navigazione e ai luoghi sul mare che ne segnano punti di riferimento importanti, come i promontori e gli stretti. La presenza di Atena a Castro appare particolarmente significativa perché dall’acropoli si domina tutta la costa sino al capo di Leuca e nei giorni limpidi appaiono nitide le sagome dei monti Acrocerauni, sulla costa albanese. Siamo nel punto più stretto del canale di Otranto». Queste ricerche sono state possibili grazie ad una collaborazione iniziata dieci anni fa con un protocollo tra Comune, soprintendenza per i Beni Archeologici e università del Salento: è un esempio di buona pratica che dà la misura di quali risultati, di rilievo internazionale, sia possibile ottenere se le istituzioni sanno coordinarsi e puntare sulla cultura, cosa che alla fine ripaga sempre, anche in termini di marketing del territorio. Ora a Castro si sta lavorando all’itinerario ai piedi delle mura, attraverso gli orti terrazzati che circondano la cittadina, per ammirare i grandi blocchi costruiti dai Messapi. 


"Trovato l'anello mancante tra la scimmia e l'uomo"

L'anello mancante tra la scimmia e l'uomo sarebbe stato finalmente trovato. Si tratta di una nuova specie di ominide, un bambino, i cui resti saranno mostrati per la prima volta giovedì. La nuova specie si colloca evolutivamente e temporalmente tra l'australopiteco presente in Africa 3,9 milioni di anni fa, e l'Homo habilis, nostro progenitore di 2,5 milioni di anni fa.

La nuova specie non ha ancora un nome. Autore del ritrovamento è stato il sudafricano Lee Berger dell'università di Witwatersrand di Johannesburg nella caverna di Malacapa, nell'area sudafricana di Sterkfontein. La zona è soprannominata "culla dell'umanità". Il professor Berger e i suoi collaboratori non hanno ancora fatto dichiarazioni sull'entità della loro scoperta ma nella comunità internazionale, scrive la stampa britannica, l'aspettativa è molto elevata. Si ritiene che, se la scoperta colmasse davvero alcune lacune nella catena evolutiva, l'intera storia dell'evoluzione potrebbe essere integrata in modo significativo.

Resti di specie analoghe erano stati già trovati in passato, ma si è sempre trattato di ritrovamenti di frammenti di ossa. Esperti che hanno visto lo scheletro del bambino, riporta oggi il Daily Mail di Londra, dicono che presenta caratteristiche dell'Homo habilis, e dicono che potrebbe gettare luce sul periodo in cui i nostri antenati cominciarono a camminare in posizione eretta. Il professor Phillip Tobias, un antropologo che è stato fra i primi a identificare l'Homo habilis come una specie umana nel 1964, ha celebrato la scoperta come "meravigliosa" ed "entusiasmante". "Scoprire un intero scheletro, invece di un paio di denti o un osso di un braccio, è una rarità", ha detto il professor Tobias al Daily Telegraph. "Un conto è trovare una mascella con un paio di denti, un altro trovare una mascella attaccata a un teschio, e tutti e due attaccati a una colonna vertebrale, un bacino e delle ossa pelviche".

Lo scheletro è stato trovato in una cava di calcare, che si ritiene abbia riparato i resti dagli elementi naturali e li abbia preservati intatti. 

venerdì 2 aprile 2010

Göbekli Tepe, l'archeologia sconvolta

Ogni tanto accade. Accade che una scoperta archeologica possa mettere in crisi la linea temporale dell’evoluzione della civiltà nella storia antica. Sta accadendo ora, in Turchia, su alcune colline chiamate Göbekli Tepe vicino alla pianura di Harran, nei pressi del confine siriano. La scoperta riguarda un complesso di templi che risalirebbe addirittura ad migliaia di anni prima della Grande Piramide, intorno a 11.500 anni fa, 6000 anni prima che Stonhenge prendesse forma. E, soprendentemente, tra i 3000 ed i 1500 anni prima di Çatalhöyük, considerato uno degli insediamenti più antichi della storia.
Göbekli Tepe è un sito particolare, come particolare è la dedizione che l’archeologo tedesco Klaus Schmidt ha posto nel suo lavoro negli ultimi dodici anni. L’antica civiltà che ha costruito le rovine di Göbekli Tepe è stata definita "la Roma dell’ era Glaciale", un complesso urbano popolato da cacciatori-raccoglitori dotati di una raffinata cultura religiosa, architettonica e sociale. Il sito fu inizialmente esaminato dall’ Università di Chicago e dall’ Università di Istanbul negli anni ‘60. Dopo la visita del sito, che fu soltanto un "mordi e fuggi" su quello che agli antropologi sembro un cimitero abbandonato risalente al Medioevo, nel 1994 arrivò Schmidt, convinto che in quel luogo ci fosse più che un vecchio cimitero. "Solo l’uomo può aver creato una collina come questa" sostenne Schmidt "E’ chiaro che questo è un sito enorme risalente all’Età della Pietra". Si possono trovare terrazze, cerchi di pietra, pilastri alti sei metri a forma di "T" e monoliti. E come se non bastasse, i rilevamenti radar hanno mostrato come sotto il terreno si celino almeno altre 15 rovine monumentali.
Fino ad ora sono stati portati alla luce alcuni dei 50 pilastri del complesso, uno dei quali, secondo le datazioni, rappresenterebbe l’opera d’arte monumentale più antica del mondo. Su uno dei pilastri è possibile ammirare dei simboli astratti, anche se in realtà l’intero sito è ricoperto da bassorilievi e scultura di animali e piante. Cinghiali selvatici, manzi, leoni, volpi, leopardi, si può trovare di tutto a Göbekli Tepe. Ci sono anche raffigurazioni di esseri umani, scultura semi-umanoidi prive di volti.
La tesi di Schmidt è quella che la cooperazione tra cacciatori e la formazione di questo centro di culto siano nate per esigenze religiose. Il tempio ha costituito il fulcro della città, attorno ad esso è stato costruito tutto il resto. Non si tratta del "tradizionale" insediamento urbano di poche case, qui si parla di una città fatta e finita, con tempi, laboratori specializzati, case. Questa scoperta sta pian piano rivoluzionando il mondo dell’archeologia. Come afferma Ian Hodder, del programma archeologico della Stanford University "Molte persone pensano che questo possa cambiare tutto. Cambio completamente le carte in tavola. Tutte le nostre teorie erano sbagliate".
Le teorie sulla "rivoluzione del Neolitico" hanno sempre sostenuto che tra 10 e 12 mila anni fa agricoltori ed allevatori hanno iniziato a creare villaggi, città, lavori specializzati, scrittura, e tutto ciò che sappiamo delle antiche civiltà. Ma uno dei punti salienti delle vecchie teorie è che sia nata prima la città, o dopo i luoghi di culto. Ora invece sembra che la religione si apparsa prima della vita civilizzata ed organizzata in centri urbani, anzi, che sia quasi stata il motore primario per la creazione di città. Il sito di Göbekli Tepe sembra anche dimostrare che in quella regione sia nata l’agricoltura, oltre che l’architettura domestica.
La mappatura genetica del grano sembra dimostrare che in questa zona siano stati, per la prima volta nella storia, coltivati cereali. Anche i primi maiali selvatici d’allevamento sembra si siano originati qui intorno a 10.000 anni fa. Su sito sono state scoperte oltre 100.000 ossa animali, macellati e cucinati sul posto. Tra gli animali sono state ritrovate gazzelle (circa il 60% del totale delle ossa finora esaminate), pecore, cinghiali e cervi rossi, assieme a dozzine di ossa di uccelli. Tutti questi animali erano selvatici, il che dimostrerebbe la natura di cacciatori della popolazione dell’area. Il problema della diffusione di questa scoperta è alquanto bizzarro: non sta nell’assenza di prove che possano dimostrare inequivocabilmente la sua età, come si potrebbe pensare. Il problema sta nella presenza di troppe prove.
"Il problema con questa scoperta" sostiene Schwartz della John Hopking University "è che è unica". Non sono infatti stati ritrovati altri siti monumentali risalenti all’epoca di Göbekli Tepe, in nessuna parte del mondo. Si è sempre creduto infatti che in quel periodo l’uomo vivesse all’interno di caverne, dipingendole con scene di caccia, o costruendo al limite qualche rifugio in pietra grezza. Addirittura anche dopo il periodo in cui Göbekli Tepe era al suo massimo splendore, per i circa 1500 anni successivi, sembra ci siano pochissime evidenze di edifici anche solo paragonabili a quelli ritrovati nel sito turco. Le mura di Gerico, finora considerate la costruzione monumentale più antica della storia dell’ uomo, sono probabilmente nate più di un millennio dopo Göbekli Tepe.
Questa è una scoperta che potrebbe mettere in discussione la linea temporale sull’evoluzione della civiltà umana. Fino ad ora è stato portato alla luce solo il 5% del sito, ed i lavori procedono senza sosta, tant’è che sul posto sono presenti ben 3 differenti team di archeologi. Gli scavi a Göbekli Tepe procedono lentamente, dato il clima della regione: le temperature estive sono proibitive, durante l’inverno invece le piogge non consentono gli scavi, ed il periodo utile per l’attività archeologica è rappresentato da due mesi durante la primavera e due in autunno.

martedì 30 marzo 2010

Scoperta in Grecia muraglia piu' antica del mondo di 23.000 anni fa

Una muraglia di 23.000 anni fa, la piu' antica del mondo, e' stata scoperta nella Grecia del nord: secondo gli archeologi, sarebbe stata costruita durante il Paleolitico per difendersi dall'intenso freddo. I resti del muro in pietra sono stati ritrovati all'ingresso della grotta Teopetra, nella localita' Meteora, celebre per i monasteri ortodossi scavati nella roccia, a Kalambaka, a 350 chilometri da Atene.
''Si tratta della muraglia piu' antica mai rinvenuta in Grecia e al tempo stesso del mondo e con tutta probabilita' fu realizzata dagli uomini del Paleolitico per proteggersi dal freddo'', ha detto l'archeologa Nina Kiparisi, specialista di paleontologia, direttrice dello scavo durante una conferenza stampa. La muraglia misura 24 per 30 metri con un ingresso a forma ovale.
Durante gli scavi e le ricerche nella grotta Teopetra, l'equipe diretta da Kiparisi ha rinvenuto anche numerosi semi di mais e fagioli. Sulla base di questa scoperta, gli archeologi greci hanno ipotizzato che oltre 20.000 anni fa l'uomo locale sapesse gia' coltivare la terra. Se l'ipotesi verra' confermata, si trattera' di una scoperta rivoluzionaria, perche' finora si pensava che l'agricoltura fosse nata in Medio Oriente intorno a 10/7.000 anni fa.

su IGN

Antico Egitto, scoperta colossale statua del dio Thot

Una statua colossale del dio Thot e' stata ritrovata a Tebe, l'antica citta' dell'Alto Egitto, situata presso le attuali Karnak e Luxor. Nelle vicinanze del tempio funerario di Amenhotep III e' tornata alla luce, durante una missione di scavo, una grande statua di Thot in forma di babbuino, spezzata in quattro parti. L'annuncio del ritrovamento e' stato dato dal Consiglio superiore delle antichita' egiziane. Il colosso di Thot era alto oltre 4metri. Nello stesso sito funerario gli archeologi hanno scoperto una statua del faraone Amenhotep III in granito rosso, spezzata in due parti. Secondo i primi studi, le due statue furono realizzate 3.400 anni fa e per gli archeologi la raffigurazione di Thot fu fatta erigere dallo stesso faraone. Thot e' la divinita' egizia della luna, sapienza, scrittura, magia, misura del tempo, matematica e geometria. 

su IGN

Australia: Il piu' antico sito abitato

Archeologi australiani ritengono di aver trovato in Tasmania prova del piu' antico e piu' meridionale sito di abitazione umana al mondo. Il ritrovamento e' avvenuto in una zona dove e' in via di costruzione una strada statale. Decine di manifestanti sono stati arrestati e 19 incriminati durante proteste che hanno tentato di fermare i lavori negli ultimi mesi. Esperti di cultura aborigena hanno scandagliato l'area, a nord di Hobart, e ritengono che vi siano sepolti milioni di manufatti.


su Ansa.it

Il terzo ominide

Può un osso piccolo come un dito gettare scompiglio nella comunità scientifica? A quanto pare sì, come dimostra uno studio pubblicato su Nature. Un gruppo di ricerca guidato da Johannes Krause e Svante Pääbo del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, in Germania, ha analizzato il Dna mitocondriale estratto dalle cellule di una falange ritrovata in Siberia, scoprendo che non appartiene ad alcuna delle specie di ominidi conosciute.

Siamo sui Monti Altai, dove numerosi ritrovamenti di utensili e ossa testimoniano la presenza di popolazioni di ominidi durante il Medio e Alto Paleolitico (dai 120 ai 10 mila anni fa). Proprio qui, nel 2008, Michael Shunkov e Anatoli Derevianko della Russian Academy of Sciences di Novosibirsk scoprono una falange datata tra 48 e 30 mila anni fa, quando l’Asia Centrale era popolata da Homo Neanderthalensis e Homo sapiens. Oggi, grazie alle moderne tecniche di sequenziamento del Dna, Krause e la sua equipe sono riusciti a “leggere” l’informazione contenuta in 16.569 lettere del Dna mitocondriale estratto dalle cellule ossee del reperto, e sembra proprio che una terza specie, finora sconosciuta, abitasse quelle stesse lande. I mitocondri sono organelli cellulari che producono energia e possiedono un proprio Dna, il cui studio, recentemente, ha regalato preziose informazioni sui Neanderthal (vedi Galileo). Una volta decodificato, il Dna mitocondriale del nuovo fossile è stato confrontato con quello di uomini moderni e neandertaliani. Risultato: nessuna corrispondenza. A chi apparteneva quindi la falange?

La domanda per ora è senza risposta, ma le analisi indicano che l’ominide misterioso condivideva con neandertaliani e uomini moderni un antenato risalente a circa un milione di anni fa. Se è vero - come tutti i dati paleontologici in nostro possesso indicano - che l'essere umano moderno si è sviluppato in Africa, anche questo comune antenato doveva essere africano. Ciò esclude che la falange appartenga a un discendente di Homo erectus, che lasciò l’Africa 1,9 milioni di anni fa (molto prima della comparsa degli uomini moderni). D’altra parte, l’ominide non può essere nemmeno un antenato dei soli Neanderthal, dato che neandertaliani e uomini moderni si sono separati circa 446 mila anni fa (molto dopo la prima comparsa dell’antenato comune, vedi Galileo).

L’ipotesi avanzata dai ricercatori è dunque quella di una specie ancora non nota che lasciò l’Africa e visse in Eurasia sino a circa 40 mila anni fa. Ma tutta la verità verrà fuori solo se e quando sarà possibile analizzare, oltre al Dna mitocondriale, anche quello nucleare. (m.s.)

da Galileo

lunedì 25 gennaio 2010

Ritrovata la sorgente dell'Acquedotto di Traiano


E' una scoperta incredibile. A pochi chilometri da Roma è stato ritrovato il Caput Aquae dell'acquedotto di Traiano. Fuori dal linguaggio per dotti e iniziati, il Caput Aquae è la prima sorgente dell'acquedotto inaugurato nel 109 dopo Cristo dall'imperatore per servire la zona urbana di Trastevere. Il ritrovamento, opera di due documentaristi inglesi, Michael e Ted oNeel, è avvenuto per caso al confine fra i comuni di Manziana e Bracciano, il paese che ha lo stesso nome del lago intorno a cui correva l'acquedotto. Secondo Lorenzo Quilici, professore di topografia antica all'Università di Bologna, è tornato alla luce uno «stupefacente ninfeo», paragonabile al Canopo di Villa Adriana o al Ninfeo di Egeria nel Triopo di Erode Attico sull'Appia Antica. Insomma, par di capire che la scoperta sia importantissima e di grande suggestione e ci si chiede come lo «stupefacente ninfeo» sia rimasto invisibile per tutti questi secoli a due passi da Roma. La scoperta verrà presentata il 28 gennaio alle 15 a Roma in una conferenza stampa all'hotel Quirinale.

su ilGiornale

Scoperto il primo tempio dedicato alla dea-gatta Bastet in Egitto


E' tornato alla luce un antico tempio dedicato alla dea egiziana Bastet, raffigurata con il corpo di donna e la testa di gatto. Le rovine del tempio greco sono state scoperte da una missione di archeologi egiziani ad Alessandria d'Egitto. L'annuncio dell'eccezionale ritrovamento e' stato dato dal Servizio egiziano per le antichita' in Egitto, guidato dall'archeologo Zahi Hawass. Nello stesso sito che e' stato scavato sono state trovate circa 600 statue di epoca tolemaica, molte delle quali raffiguranti l'immagine della dea-gatta Bastet, divinita' della gioia, della musica e della maternita'.
La missione archeologica e' guidata da Mohammed Abdel Maqsoud, capo delle antichita' del Basso Egitto. Il tempio scoperto era stato edificato in onore della regina Berenice, sposa del re Tolomeo III che governo' l'Egitto dal 246 al 222 a.C. Il sito con le rovine dell'edificio sacro, dove sono in corso gli scavi da piu' di un anno, occupa una superficie di 60 metri di lunghezza per 15 metri di larghezza. Il tempio scavato in localita' Kom al-Dikka, ad Alessandria d'Egitto, ha subito diverse distruzioni in epoche successive, ed infine fu utilizzato come cava per il recupero di materiali, da cui nel corso dei secoli sono scomparsi numerosi blocchi di pietra.
 

Scoperta Reggia VI secolo a.C. nel Potentino


E' stata riportata alla luce vicino Potenza una reggia del VI secolo avanti Cristo. Lo scavo e' opera della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Universita' di Basilicata. Trovato un lungo fregio in terracotta, raffigurante scene di battaglie, e una sfinge. Il Palazzo ha restituito, all'interno, l'arredo destinato alle cerimonie e nel portico due grandi telai. Nell'area antistante rinvenute quattro tombe.

su ANSA

Scoperta la mitica città di Sigeion cantata da Omero nell'Iliade


Sono tornati alla luce i resti di Sigeo o Sigeion (Sigeum in latino), cantata da Omero nell'Iliade, una delle mitiche citta' dell'antica Turchia, a circa 6 chilometri da Troia. Gli archeologi tedeschi dell'Universita' di Tubinga hanno scoperto, durante gli scavi, le fondamenta di alcune case costruite dai Greci nel corso del I millennio avanti Cristo. Insieme alle fondamenta sono emersi, in vari punti, anche i muri portanti delle abitazioni di personaggi altolocati. Il professor Thomas Schaefer, direttore della missione archeologica, secondo quanto riferito alla stampa tedesca, ha spiegato che dallo studio dei reperti risulta che Sigeion fu un importante centro commerciale almeno tra l'VIII e il IV secolo a.C. Sorgendo sul lato sud dell'Ellesponto, Sigeion, ha ricordato sempre Schaefer, fu percio' per diversi secoli un fondamentale punto di incontro e di scambio del Mar Nero. L'operazione archeologica per la ricerca di Sigeion e' iniziata nel 2005 sotto la direzione di Schaefer e prima della scoperta dei resti delle case greche erano state ritrovate soprattutto ceramiche. Fino ad allora la localizzazione di Sigeion era nota, ma non poteva essere scavata perche' il sito era una base militare turca. Nel 2007 l'impiego del georadar ha permesso di iniziare la preparazione della mappa topografica dell'antica citta'. Nel 2008 sono iniziati gli scavi in sei punti diversi ma solo nell'autunno scorso e' stata localizzata con tutta probabilita' la necropoli e quindi il quartiere residenziale. A partire dall'estate del 2010 gli archeologi dell'Universita' di Tubinga inizieranno la ricerca del tempio dedicato alla dea Atena. L'esistenza del santuario e' accertata grazie alla scoperta di un'iscrizione funeraria del III secolo a.C. che parla del tempio dedicato ad Atena.

Scoperta enorme tomba in Egitto, la più grande di Saqqara


Il Cairo, 4 gen - Gli archeologi egiziani hanno riportato alla luce la piu' grande tomba mai scoperta nell'antica necropoli di Saqqara. Ad annunciarlo il responsabile del Consiglio superiore delle Antichita', Zahi Hawass.

Una delle due tombe scoperte, scavata nella roccia, e' composta da una vasta camera che collega ad altre nicchie. In una di queste sono stati ritrovati degli scheletri e degli utensili.

''Si tratta della piu' grande tomba di Saqqara'', ha affermato Hawass. ''Ci sono volute due ore per visitarla tutta'', ha detto. L'egittologo ha detto che verso la parte settentrionale della tomba gli archeologi hanno trovato un'altra nicchia contenente alcuni falconi mummificati, simbolo del dio del cielo Horus, e degli oggetti molto ben conservati.

Sembra, pero', che la tomba sia stata saccheggiata.

''Questo ritrovamento conferma che la zona di Saqqara contiene dei segreti ancora celati'', ha detto Hawass.

su ASCA

venerdì 15 gennaio 2010

La Bibbia? Del X secolo avanti Cristo



Un'iscrizione che parla del Signore ed è datata X secolo avanti Cristo. Questa l''eccezionale scoperta archeologica che getta nuova luce sulle origini della Bibbia, retrocedendo di molti secoli la stesura delle sacre scritture. Il professor Gershon Galil del Dipartimento di Studi biblici dell'università di Haifa, ha decifrato infatti un'iscrizione che risale al X secolo a.C., dimostrando che si tratta della più antica scritta in ebraico mai trovata. La scoperta, annunciata dal Jerusalem Post, «indicherebbe che almeno alcune delle scritture bibliche furono composte centinaia di anni prima delle date finora accreditate dalla ricerca scientifica, e che il Regno di Israele esisteva già a quell'epoca.

Il X secolo è l'epoca del Regno di Davide. L'iscrizione, vergata in inchiostro su un frammento di terracotta trapezoidale di 15 per 16,5 cm, è stata scoperta negli scavi condotti dal professor Yosef Garfinkel a Khirbet Qeiyafa, vicino alla valle di Elah, in Israele. Il deciframento a opera di Galil dell'antico scritto testimonia che l'iscrizione è effettivamente in ebraico sulla base dell'uso dei verbi specifici della lingua ebraica e di un contenuto specifico della cultura ebraica non adottato da altre culture della regione mediorientale.



«Questo testo - ha spiegato Galil - è una enunciazione sociale che si riferisce a schiavi, vedove ed orfani. L'iscrizione usa verbi che erano caratteristici dell'ebraico, come asa (fece) e avad (lavorò), raramente usati in altre lingue della regione. Alcune parole particolari che appaiono nel testo, come almanah (vedova), sono specifiche dell'ebraico e sono scritte in modo diverso dalle altre lingue della regione».

L'iscrizione decifrata approssimativamente recita in italiano: «Non lo farai ma adorerai il Signore; giudica lo schiavo e la vedova; giudica l'orfano e lo straniero; implora per il neonato, implora per il povero e la vedova; riabilita il povero nelle mani del re; proteggi il povero e lo schiavo sostieni lo straniero».

Una volta confermata la decifrazione, ha sottolineato Galil, diventerà la più antica iscrizione ebraica mai trovata, e attesterà le capacità di scrittura in ebraico già nel X secolo a.C. Un dato che contrasta con la datazione della composizione della Bibbia accreditata dallo stato attuale delle ricerche, che escluderebbe la possibilità che la Bibbia o parti di essa potessero essere state scritte già in quel periodo.

su LiberoNews

giovedì 7 gennaio 2010

Scoperta Civlità Perduta in Amazzonia


La leggendaria El Dorado esiste davvero. La mitica città d'oro alla cui ricerca partirono prima i conquistadores e poi diversi esploratori trovando la morte nella foresta amazzonica, è finalmente venuta alla luce nel Brasile occidentale vicino al confine con la Bolivia, grazie a nuove immagini satellitari e a fotografie aeree di zone disboscate per far posto ai pascoli. Secondo quanto riporta oggi la rivista britannica Antiquity, si tratta di oltre 200 strutture circolari e poligonali, disposte in una precisa rete geometrica che si estende per una lunghezza di oltre 250 chilometri.

Secondo gli scienziati che hanno mappato la rete di muri e trincee che collegano gli edifici, quanto scoperto finora potrebbe essere soltanto un decimo di quanto fu costruito da una complessa e finora sconosciuta civiltà precolombiana esistita per almeno un migliaio di anni. Alcune delle strutture risalgono infatti al 200 d.C., altre al 1283 e gli studiosi credono che potrebbero esserci ancora circa 2.000 edifici nascosti sotto la fitta giungla. Secondo alcuni antropologi, la costruzione di una rete così estesa, sofisticata dal punto di vista ingegneristico e ricca di canali e di strade, sarebbe paragonabile in quanto a scala e difficoltà a quella delle piramidi in Egitto. Molte delle strutture rinvenute sono simmetriche e inclinate verso il nord, facendo presupporre che avessero un significato astronomico. A stupire i ricercatori è stato soprattutto il fatto che le strutture delle pianure sono identche a quelle delle aree collinari, indicando quindi che si trattava della medesima civiltà. "Nell'archeologia dell'Amazzonia si ha questa convinzione che diverse civiltà abbiano abitato in diversi ecosistemi.

E' stato quindi strano scoprire una civiltà in grado di trarre vantaggio da ecosistemi diversi e di espandersi su una regione così grande", ha dichiarato Denise Schaan, una delle autrici dello studio. La scoperta della città perduta contraddice quanto sostenuto fino ad ora, ovvero che i suoli di questa parte dell'Amazzonia sarebbero stati troppo poveri per sostenere una civiltà agricola e che ad abitarli siano stati soltanto tribù primitive. I conquistadores che raccontarono di aver trovato "città risplendenti di bianco" nascoste nella giungla forse quindi avevano detto la verità. Ma furono forse proprio loro a introdurre le malattie e a mettere in moto la serie di catastrofici eventi che consegnarono all'oblio una complessa civiltà e le sua città perduta.

su ANSA foto MailOnline

sabato 5 dicembre 2009

Archeologia Perù: Il Tempio della Sacerdotessa Bambina

La commovente sepoltura di una sacerdotessa bambina, scoperta nell'ultima campagna di scavo conclusa lo scorso settembre sull'altopiano dell'antica cultura Nazca, in Peru', aggiunge un altro enigma al gia' misterioso complesso cerimoniale sepolto di Cahuaci, sul quale da anni lavora l'archeologo bresciano Giuseppe Orefici. Ricca di un raffinato corredo funebre con un simbolismo intrigante ancora da interpretare appieno, quella sepoltura, come ha spiegato lo stesso Orefici in uno dei convegni di divulgazione scientifica della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si conclude oggi a Paestum, consiste in un pozzo che si apre su un altare con numerosi sacrifici alle divinita'. La tomba stessa, riferibile all'anno 350 d.C., e' un tempietto in miniatura, e nel pozzo, insieme a ricche offerte, fu seppellito il corpo di una fanciulla quattordicenne, abbigliata e decorata con grande raffinatezza ma vistosamente denutrita: rappresentazioni di orche marine sui tessuti, volto dipinto e ingioiellato, monili e collane in oro, ametiste, turchesi, lapislazzuli e altro materiale esotico proveniente da lontano, ma anche ossa fragilissime tipiche di un soggetto sofferente di grave denutrizione, e articolazioni delle spalle deformate come da una prolungata posizione forzata a braccia alzate e aperte in posizione di preghiera; un particolare, quest'ultimo, che ha indotto gli studiosi ad attribuire la salma ad una sacerdotessa bambina.

Un dettaglio che gli archeologi impegnati nello scavo hanno trovato particolarmente toccante - racconta Orefici - e' costituito da alcune teste di uccellini, deposte accanto al corpo della fanciulla, con il becco legato da un laccio: non avrebbero mai piu' dovuto cantare, nemmeno dell'oltretomba, per il lutto e il dolore provocato dalla morte della fanciulla. Sul volto spicca un grande ornamento nasale d'oro, con un foro aperto in corrispondenza della bocca: rappresenta sei colibri', tre per lato, che si avventano su due serpenti arricciati ai lati delle narici.

In tutta la cultura Nazca, sottolinea l'archeologo italiano, solo in altre due tombe sono stati rinvenuti ornamenti nasali del genere, entrambi sul volto di personaggi di altissimo rango. Orefici scava da anni nel grandissimo complesso cerimoniale di Cahuaci, che ha gia' illustrato in precedenti convegni scientifici: si tratta di edifici e monumenti destinati unicamente al culto delle divinita', che ad un certo punto, verso il 500 d.C., furono seppelliti cerimonialmente, sigillati con parecchie offerte sotto la chiusura, e abbandonati. Secondo l'interpretazione dello studioso, l'abbandono di quei templi sta a significare l'abbandono delle divinita' stesse da parte dei fedeli, a causa di tre calamita' naturali che avevano colpito il popolo e che hanno lasciato segni devastanti sul complesso stesso di Cahuaci: un violentissimo terremoto e due terrificanti inondazioni. Poiche' era venuto meno il ruolo di protezione e di concessione di favori degli dei agli uomini, gli uomini decisero di non voler piu' mantenere il culto di quelle divinita', e lasciarne deserto il luogo di culto, non senza deporre offerte di addio.

Su AGI

La città sommersa

ROMA 04/12/09 - 19:01
Impegnati da tempo in una ricerca al largo delle coste africane per il progetto ArCoLibia (Archeologia costiera della Libia), ricercatori italiani della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia e dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli hanno scoperto le vestigia di una città sommersa di epoca romana imperiale del II secolo dopo Cristo.
Nel tratto di costa orientale della Cirenaica, tra le città di Derna e di Bomba, i resti sono stati individuati durante immersioni di ricognizione nelle acque di Capo di Ras Etteen. Gli archeologi, che erano impegnati nella ricerca di relitti e strutture portuali sul fianco occidentale del Golfo di Bomba, hanno scoperto muri, strade, edifici e tombe a una profondità compresa tra 1 e 3 metri e estesi su oltre un ettaro di superficie.
Si pensa che la città sia scomparsa, sprofondando in mare, per fenomeni di bradisismo, movimenti della crosta terrestre legati ad attività vulcanica sotterranea che causa, tra l'altro, l'innalzamento o l'abbassamento della linea della costa.
Parla della scoperta il soprintendente Sebastiano Tusa, a capo della spedizione.

Su RadioGRR

venerdì 25 settembre 2009

Cercatore di metalli trova un "vero tesoro"


Londra, 24-09-2009

Una sensazionale scoperta archeologica destinata a gettare nuova luce sulla storia britannica medioevale è avvenuta nella contea di Staffordshire, nell'Inghilterra centrale, dove e' stato portato alla luce il più grande tesoro anglosassone mai rinvenuto nel paese.

A dare la notizia, che ha già messo in fibrillazione gli storici e gli archeologi britannici, è stata la Bbc, spiegando che il tesoro, composto da oltre mille e cinquecento pezzi d'oro e d'argento, risalirebbe al VII secolo dopo Cristo.

Il coroner dello Staffordshire del Sud, Andrew Haigh, ha dato ufficialmente la qualifica di "tesoro" al ritrovamento, che e' quindi di proprietà della Corona.

A portare alla luce la collezione di oltre 5 chili di manufatti d'oro e almeno 2 chili e mezzo d'argento è stato il cercatore di metalli Terry Herbert, che ha rinvenuto il tesoro lo scorso luglio dopo aver perlustrato per 5 giorni un terreno di proprietà di un amico.

Per conoscere il valore esatto del tesoro bisognerà attendere almeno un anno, ma gli esperti sono concordi nel ritenere che si tratti di un ritrovamento molto più prezioso di quello avvenuto a Sutton Hoo nel 1939, quando fu dissotterrato un chilo e mezzo di cimeli d'oro risalenti al periodo anglosassone.

"Questa scoperta cambierà radicalmente la nostra idea dell'Inghilterra anglosassone, almeno quanto, se non più, del ritrovamento di Sutton Hoo", ha dichiarato Leslie Webster, ex responsabile del Dipartimento di Presitoria ed Europa del British Museum.

Una delle principali caratteristiche del tesoro, affermano gli esperti, è il fatto che sia costituito esclusivamente da attrezzature di guerra, come manici di spade e impugnature di scudi ricoperti di pietre preziose, mentre mancano del tutto oggetti femminili. "Ha l'aspetto di una collezione di trofei, ma è impossibile dire se si tratta delle spoglie di una singola battaglia o di una lunga e prestigiosa carriera militare - ha dichiarato l'archeologo Kevin Leathy - se ne discuterà per decenni".

La collezione e' attualmente custodita in un'area protetta del 'Museum and Art Gallery' di Birmingham, ma una parte dei manufatti verra' esposta al British Museum da domani fino al 13 ottobre.


Rainews24.it

domenica 21 dicembre 2008

Scoperto antico tesoro vicino al Cremlino


(ANSA) - MOSCA, 20 DIC - Un antico tesoro e' stato scoperto vicino al Cremlino durante scavi archeologici: monete rare, un braccialetto di vetro e alcune icone. Lo rende noto Aleksander Veksler, capo archeologo di Mosca, secondo il quale la scoperta piu' significativa sono 11 rare monete. L'area interessata dagli scavi e' di 350 metri quadri nel distretto di Kitai Gorad, separato dal Cremlino dalla piazza Rossa e circondato da mura medievali in gran parte ricostruite.