su LaPortadelTempo
mercoledì 14 aprile 2010
Trovato in Perù il "mitico" tempio dei sacrifici umani
su LaPortadelTempo
lunedì 5 aprile 2010
Scoperto un sito precolombiano nella Guyana Francese
su Archeblog
L'Athenaion di Castro. Fu il Salento l’approdo di Enea in Italia
"Trovato l'anello mancante tra la scimmia e l'uomo"
La nuova specie non ha ancora un nome. Autore del ritrovamento è stato il sudafricano Lee Berger dell'università di Witwatersrand di Johannesburg nella caverna di Malacapa, nell'area sudafricana di Sterkfontein. La zona è soprannominata "culla dell'umanità". Il professor Berger e i suoi collaboratori non hanno ancora fatto dichiarazioni sull'entità della loro scoperta ma nella comunità internazionale, scrive la stampa britannica, l'aspettativa è molto elevata. Si ritiene che, se la scoperta colmasse davvero alcune lacune nella catena evolutiva, l'intera storia dell'evoluzione potrebbe essere integrata in modo significativo.
Resti di specie analoghe erano stati già trovati in passato, ma si è sempre trattato di ritrovamenti di frammenti di ossa. Esperti che hanno visto lo scheletro del bambino, riporta oggi il Daily Mail di Londra, dicono che presenta caratteristiche dell'Homo habilis, e dicono che potrebbe gettare luce sul periodo in cui i nostri antenati cominciarono a camminare in posizione eretta. Il professor Phillip Tobias, un antropologo che è stato fra i primi a identificare l'Homo habilis come una specie umana nel 1964, ha celebrato la scoperta come "meravigliosa" ed "entusiasmante". "Scoprire un intero scheletro, invece di un paio di denti o un osso di un braccio, è una rarità", ha detto il professor Tobias al Daily Telegraph. "Un conto è trovare una mascella con un paio di denti, un altro trovare una mascella attaccata a un teschio, e tutti e due attaccati a una colonna vertebrale, un bacino e delle ossa pelviche".
Lo scheletro è stato trovato in una cava di calcare, che si ritiene abbia riparato i resti dagli elementi naturali e li abbia preservati intatti.
venerdì 2 aprile 2010
Göbekli Tepe, l'archeologia sconvolta
Fino ad ora sono stati portati alla luce alcuni dei 50 pilastri del complesso, uno dei quali, secondo le datazioni, rappresenterebbe l’opera d’arte monumentale più antica del mondo. Su uno dei pilastri è possibile ammirare dei simboli astratti, anche se in realtà l’intero sito è ricoperto da bassorilievi e scultura di animali e piante. Cinghiali selvatici, manzi, leoni, volpi, leopardi, si può trovare di tutto a Göbekli Tepe. Ci sono anche raffigurazioni di esseri umani, scultura semi-umanoidi prive di volti.martedì 30 marzo 2010
Scoperta in Grecia muraglia piu' antica del mondo di 23.000 anni fa
su IGN
Antico Egitto, scoperta colossale statua del dio Thot
su IGN
Australia: Il piu' antico sito abitato
su Ansa.it
Il terzo ominide
Siamo sui Monti Altai, dove numerosi ritrovamenti di utensili e ossa testimoniano la presenza di popolazioni di ominidi durante il Medio e Alto Paleolitico (dai 120 ai 10 mila anni fa). Proprio qui, nel 2008, Michael Shunkov e Anatoli Derevianko della Russian Academy of Sciences di Novosibirsk scoprono una falange datata tra 48 e 30 mila anni fa, quando l’Asia Centrale era popolata da Homo Neanderthalensis e Homo sapiens. Oggi, grazie alle moderne tecniche di sequenziamento del Dna, Krause e la sua equipe sono riusciti a “leggere” l’informazione contenuta in 16.569 lettere del Dna mitocondriale estratto dalle cellule ossee del reperto, e sembra proprio che una terza specie, finora sconosciuta, abitasse quelle stesse lande. I mitocondri sono organelli cellulari che producono energia e possiedono un proprio Dna, il cui studio, recentemente, ha regalato preziose informazioni sui Neanderthal (vedi Galileo). Una volta decodificato, il Dna mitocondriale del nuovo fossile è stato confrontato con quello di uomini moderni e neandertaliani. Risultato: nessuna corrispondenza. A chi apparteneva quindi la falange?
La domanda per ora è senza risposta, ma le analisi indicano che l’ominide misterioso condivideva con neandertaliani e uomini moderni un antenato risalente a circa un milione di anni fa. Se è vero - come tutti i dati paleontologici in nostro possesso indicano - che l'essere umano moderno si è sviluppato in Africa, anche questo comune antenato doveva essere africano. Ciò esclude che la falange appartenga a un discendente di Homo erectus, che lasciò l’Africa 1,9 milioni di anni fa (molto prima della comparsa degli uomini moderni). D’altra parte, l’ominide non può essere nemmeno un antenato dei soli Neanderthal, dato che neandertaliani e uomini moderni si sono separati circa 446 mila anni fa (molto dopo la prima comparsa dell’antenato comune, vedi Galileo).
L’ipotesi avanzata dai ricercatori è dunque quella di una specie ancora non nota che lasciò l’Africa e visse in Eurasia sino a circa 40 mila anni fa. Ma tutta la verità verrà fuori solo se e quando sarà possibile analizzare, oltre al Dna mitocondriale, anche quello nucleare. (m.s.)
da Galileo
lunedì 25 gennaio 2010
Ritrovata la sorgente dell'Acquedotto di Traiano
su ilGiornale
Scoperto il primo tempio dedicato alla dea-gatta Bastet in Egitto
Scoperta Reggia VI secolo a.C. nel Potentino
su ANSA
Scoperta la mitica città di Sigeion cantata da Omero nell'Iliade
Scoperta enorme tomba in Egitto, la più grande di Saqqara
Una delle due tombe scoperte, scavata nella roccia, e' composta da una vasta camera che collega ad altre nicchie. In una di queste sono stati ritrovati degli scheletri e degli utensili.
''Si tratta della piu' grande tomba di Saqqara'', ha affermato Hawass. ''Ci sono volute due ore per visitarla tutta'', ha detto. L'egittologo ha detto che verso la parte settentrionale della tomba gli archeologi hanno trovato un'altra nicchia contenente alcuni falconi mummificati, simbolo del dio del cielo Horus, e degli oggetti molto ben conservati.
Sembra, pero', che la tomba sia stata saccheggiata.
''Questo ritrovamento conferma che la zona di Saqqara contiene dei segreti ancora celati'', ha detto Hawass.
su ASCA
venerdì 15 gennaio 2010
La Bibbia? Del X secolo avanti Cristo
Il X secolo è l'epoca del Regno di Davide. L'iscrizione, vergata in inchiostro su un frammento di terracotta trapezoidale di 15 per 16,5 cm, è stata scoperta negli scavi condotti dal professor Yosef Garfinkel a Khirbet Qeiyafa, vicino alla valle di Elah, in Israele. Il deciframento a opera di Galil dell'antico scritto testimonia che l'iscrizione è effettivamente in ebraico sulla base dell'uso dei verbi specifici della lingua ebraica e di un contenuto specifico della cultura ebraica non adottato da altre culture della regione mediorientale.
«Questo testo - ha spiegato Galil - è una enunciazione sociale che si riferisce a schiavi, vedove ed orfani. L'iscrizione usa verbi che erano caratteristici dell'ebraico, come asa (fece) e avad (lavorò), raramente usati in altre lingue della regione. Alcune parole particolari che appaiono nel testo, come almanah (vedova), sono specifiche dell'ebraico e sono scritte in modo diverso dalle altre lingue della regione».
L'iscrizione decifrata approssimativamente recita in italiano: «Non lo farai ma adorerai il Signore; giudica lo schiavo e la vedova; giudica l'orfano e lo straniero; implora per il neonato, implora per il povero e la vedova; riabilita il povero nelle mani del re; proteggi il povero e lo schiavo sostieni lo straniero».
Una volta confermata la decifrazione, ha sottolineato Galil, diventerà la più antica iscrizione ebraica mai trovata, e attesterà le capacità di scrittura in ebraico già nel X secolo a.C. Un dato che contrasta con la datazione della composizione della Bibbia accreditata dallo stato attuale delle ricerche, che escluderebbe la possibilità che la Bibbia o parti di essa potessero essere state scritte già in quel periodo.
su LiberoNews
giovedì 7 gennaio 2010
Scoperta Civlità Perduta in Amazzonia
Secondo gli scienziati che hanno mappato la rete di muri e trincee che collegano gli edifici, quanto scoperto finora potrebbe essere soltanto un decimo di quanto fu costruito da una complessa e finora sconosciuta civiltà precolombiana esistita per almeno un migliaio di anni. Alcune delle strutture risalgono infatti al 200 d.C., altre al 1283 e gli studiosi credono che potrebbero esserci ancora circa 2.000 edifici nascosti sotto la fitta giungla. Secondo alcuni antropologi, la costruzione di una rete così estesa, sofisticata dal punto di vista ingegneristico e ricca di canali e di strade, sarebbe paragonabile in quanto a scala e difficoltà a quella delle piramidi in Egitto. Molte delle strutture rinvenute sono simmetriche e inclinate verso il nord, facendo presupporre che avessero un significato astronomico. A stupire i ricercatori è stato soprattutto il fatto che le strutture delle pianure sono identche a quelle delle aree collinari, indicando quindi che si trattava della medesima civiltà. "Nell'archeologia dell'Amazzonia si ha questa convinzione che diverse civiltà abbiano abitato in diversi ecosistemi.
E' stato quindi strano scoprire una civiltà in grado di trarre vantaggio da ecosistemi diversi e di espandersi su una regione così grande", ha dichiarato Denise Schaan, una delle autrici dello studio. La scoperta della città perduta contraddice quanto sostenuto fino ad ora, ovvero che i suoli di questa parte dell'Amazzonia sarebbero stati troppo poveri per sostenere una civiltà agricola e che ad abitarli siano stati soltanto tribù primitive. I conquistadores che raccontarono di aver trovato "città risplendenti di bianco" nascoste nella giungla forse quindi avevano detto la verità. Ma furono forse proprio loro a introdurre le malattie e a mettere in moto la serie di catastrofici eventi che consegnarono all'oblio una complessa civiltà e le sua città perduta.
su ANSA foto MailOnline
sabato 5 dicembre 2009
Archeologia Perù: Il Tempio della Sacerdotessa Bambina
Un dettaglio che gli archeologi impegnati nello scavo hanno trovato particolarmente toccante - racconta Orefici - e' costituito da alcune teste di uccellini, deposte accanto al corpo della fanciulla, con il becco legato da un laccio: non avrebbero mai piu' dovuto cantare, nemmeno dell'oltretomba, per il lutto e il dolore provocato dalla morte della fanciulla. Sul volto spicca un grande ornamento nasale d'oro, con un foro aperto in corrispondenza della bocca: rappresenta sei colibri', tre per lato, che si avventano su due serpenti arricciati ai lati delle narici.
In tutta la cultura Nazca, sottolinea l'archeologo italiano, solo in altre due tombe sono stati rinvenuti ornamenti nasali del genere, entrambi sul volto di personaggi di altissimo rango. Orefici scava da anni nel grandissimo complesso cerimoniale di Cahuaci, che ha gia' illustrato in precedenti convegni scientifici: si tratta di edifici e monumenti destinati unicamente al culto delle divinita', che ad un certo punto, verso il 500 d.C., furono seppelliti cerimonialmente, sigillati con parecchie offerte sotto la chiusura, e abbandonati. Secondo l'interpretazione dello studioso, l'abbandono di quei templi sta a significare l'abbandono delle divinita' stesse da parte dei fedeli, a causa di tre calamita' naturali che avevano colpito il popolo e che hanno lasciato segni devastanti sul complesso stesso di Cahuaci: un violentissimo terremoto e due terrificanti inondazioni. Poiche' era venuto meno il ruolo di protezione e di concessione di favori degli dei agli uomini, gli uomini decisero di non voler piu' mantenere il culto di quelle divinita', e lasciarne deserto il luogo di culto, non senza deporre offerte di addio.
Su AGI
La città sommersa
Impegnati da tempo in una ricerca al largo delle coste africane per il progetto ArCoLibia (Archeologia costiera della Libia), ricercatori italiani della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia e dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli hanno scoperto le vestigia di una città sommersa di epoca romana imperiale del II secolo dopo Cristo.
Nel tratto di costa orientale della Cirenaica, tra le città di Derna e di Bomba, i resti sono stati individuati durante immersioni di ricognizione nelle acque di Capo di Ras Etteen. Gli archeologi, che erano impegnati nella ricerca di relitti e strutture portuali sul fianco occidentale del Golfo di Bomba, hanno scoperto muri, strade, edifici e tombe a una profondità compresa tra 1 e 3 metri e estesi su oltre un ettaro di superficie.
Si pensa che la città sia scomparsa, sprofondando in mare, per fenomeni di bradisismo, movimenti della crosta terrestre legati ad attività vulcanica sotterranea che causa, tra l'altro, l'innalzamento o l'abbassamento della linea della costa.
Parla della scoperta il soprintendente Sebastiano Tusa, a capo della spedizione.
Su RadioGRR
venerdì 25 settembre 2009
Cercatore di metalli trova un "vero tesoro"
Londra, 24-09-2009
Una sensazionale scoperta archeologica destinata a gettare nuova luce sulla storia britannica medioevale è avvenuta nella contea di Staffordshire, nell'Inghilterra centrale, dove e' stato portato alla luce il più grande tesoro anglosassone mai rinvenuto nel paese.
A dare la notizia, che ha già messo in fibrillazione gli storici e gli archeologi britannici, è stata la Bbc, spiegando che il tesoro, composto da oltre mille e cinquecento pezzi d'oro e d'argento, risalirebbe al VII secolo dopo Cristo.
Il coroner dello Staffordshire del Sud, Andrew Haigh, ha dato ufficialmente la qualifica di "tesoro" al ritrovamento, che e' quindi di proprietà della Corona.
A portare alla luce la collezione di oltre 5 chili di manufatti d'oro e almeno 2 chili e mezzo d'argento è stato il cercatore di metalli Terry Herbert, che ha rinvenuto il tesoro lo scorso luglio dopo aver perlustrato per 5 giorni un terreno di proprietà di un amico.
Per conoscere il valore esatto del tesoro bisognerà attendere almeno un anno, ma gli esperti sono concordi nel ritenere che si tratti di un ritrovamento molto più prezioso di quello avvenuto a Sutton Hoo nel 1939, quando fu dissotterrato un chilo e mezzo di cimeli d'oro risalenti al periodo anglosassone.
"Questa scoperta cambierà radicalmente la nostra idea dell'Inghilterra anglosassone, almeno quanto, se non più, del ritrovamento di Sutton Hoo", ha dichiarato Leslie Webster, ex responsabile del Dipartimento di Presitoria ed Europa del British Museum.
Una delle principali caratteristiche del tesoro, affermano gli esperti, è il fatto che sia costituito esclusivamente da attrezzature di guerra, come manici di spade e impugnature di scudi ricoperti di pietre preziose, mentre mancano del tutto oggetti femminili. "Ha l'aspetto di una collezione di trofei, ma è impossibile dire se si tratta delle spoglie di una singola battaglia o di una lunga e prestigiosa carriera militare - ha dichiarato l'archeologo Kevin Leathy - se ne discuterà per decenni".
La collezione e' attualmente custodita in un'area protetta del 'Museum and Art Gallery' di Birmingham, ma una parte dei manufatti verra' esposta al British Museum da domani fino al 13 ottobre.
Rainews24.it

