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domenica 25 aprile 2010

Ostia Antica, necropoli romana scoperta in un cantiere

Ritorna alla luce grazie alla collaborazione tra Acea e Soprintendenza per i beni archeologici di Roma, sede di Ostia una necropoli romana. All’interno del cantiere di Acea Distribuzione Illuminazione pubblica - durante i lavori di sistemazione di un nuovo impianto di illuminazione della parte pedonale del percorso in via Gesualdo, al Parco dei Ravennati ad Ostia Antica, sono stati rinvenuti importanti resti di carattere funerario e strutture murarie risalenti ad epoca romana. Lo scavo, effettuato su incarico di Acea dalla Cooperativa Archeologia, è a cura della direzione scientifica della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, sede di Ostia, e si è svolto con il supporto di un’antropologa collaboratrice del Servizio di Antropologia della Soprintendenza.
Grazie alla collaborazione tra Acea e Soprintendenza, è stato possibile mettere in luce la continuazione dell’ambito necropolare già evidenziato durante i lavori di un precedente cantiere Acea, effettuato nel 2006 nell’angolo Sud-occidentale del Parco dei Ravennati. L’area scoperta durante l’attuale cantiere si estendeva lungo un muro ad angolo, di cui è stata rinvenuta soltanto la fondazione. Le tombe, a inumazione e a incinerazione, sono distribuite in modo caotico, con molteplici riduzioni volontarie per lasciare il posto a inumazioni più recenti. Questa parte della necropoli sembra risalire alla seconda metà del I secolo d.C..
 “Dall’analisi antropologica preliminare gli inumati, nella maggior parte di sesso maschile, sono apparsi appartenere a un livello sociale molto basso, per le numerose tracce di alterazioni scheletriche causate da stress biomeccanici, attribuiti  a un’attività lavorativa particolarmente pesante, che prevedeva un forte impegno funzionale degli arti – prosegue la nota - Inoltre, nell'area di cantiere più vicina alla Stazione della Ferrovia Roma - Lido sono state rinvenute alcune strutture murarie, rasate al livello delle fondazioni, riferibili a due ambienti adiacenti pavimentati con mosaici a disegni geometrici in bianco e nero. Queste strutture possono collegarsi alle altre visibili lungo via della Stazione di Ostia Antica e a quelle scoperte in più punti negli anni passati nei pressi della Stazione e probabilmente riferibili ad ambito commerciale e residenziale. I dati scaturiti da questo intervento si sono rivelati particolarmente interessanti per la ricostruzione delle modalità di utilizzo del territorio immediatamente circostante alla città romana di Ostia Antica”. Lo comunica, in una nota, la Soprintendenza per i beni archeologici di Roma di Ostia.

sabato 17 aprile 2010

Archeologia, studioso italiano scopre necropoli in Georgia

Un’importante scoperta archeologica in Georgia, nella cui parte occidentale si trova l’antica Colchide, ha visto protagonista uno studioso italiano: Livio Zerbini, responsabile del Laboratorio sulle antiche province danubiane dell’università di Ferrara. Nella provincia di Samtskhe, a pochi chilometri di distanza dalla fortezza di Khertvissi, Zerbini, affiancato da Vakhtang Licheli, direttore del dipartimento di Archeologia dell’università “I. Javakhishvili” di Tbilisi, ha rinvenuto una vasta necropoli, sinora sconosciuta e completamente integra. Lungo il percorso che segue l’alta valle del fiume Mtkvari e che conduce al monastero rupestre di Vardzia, a metà tra i villaggi di Tsunda e Tmogvi, in un territorio alquanto impervio, all’interno di una vallata ben celata e nascosta, si addensa una grande quantità di tombe monumentali. La necropoli risulta di straordinario interesse non solo per l’estensione e la numerosità delle sepolture, ma anche per l’arco cronologico rappresentato, che risale al IV-III millennio a.C. sino al III secolo d.C. I primi scavi, compiuti nel settembre dello scorso anno, hanno confermato la rilevanza del sito, che rappresenterà, una delle più interessanti aree archeologiche degli anni a venire, consentendo di gettare una nuova e più nitida luce su questa regione, nonché di meglio definire i contorni di temi e motivi ricorrenti nelle civiltà mediterranee ed orientali.

Giovedì 8 aprile, a Roma, a Palazzo Rondanini alle 11,30, verrà presentato il libro di Zerbini “L’armatura perduta” (Rubbettino) , che nasce della scoperta di un’antica armatura, completa e in ottimo stato di conservazione. Le pagine del volume non soltanto ripercorrono e ricostruiscono le fasi salienti dell’eccezionale scoperta archeologica, ma rappresentano una sorta di viaggio a ritroso nel tempo nell’antica Colchide, in cui la dimensione del mito si percepisce ancora e sembra quasi insita negli stessi luoghi, e in cui l’archeologia, proprio per l’insufficienza di scavi sistematici, risulta ancora inevitabilmente ammantata di quel fascino del mistero della scoperta. Crocevia di importanti vie di comunicazione tra l'Occidente e l'Oriente, la Colchide divenne spesso, nel corso della storia, il centro dell’attenzione di grandi imperi e stati. Come avvenuto di recente, quando la guerra ha ferito questa terra nello scontro tra Russia e Georgia, così accadde anche nel lontano passato. Tremila anni fa, provenienti dal Mediterraneo, approdarono sulle sue rive gli Argonauti, guidati da Giasone alla ricerca del leggendario Vello d'oro. E fu proprio attraverso l’antica Colchide che - nel I sec. a.C. - il generale romano Pompeo Magno passò alla testa del proprio esercito, per arrivare fin quasi al Mar Caspio. Fu, quella, una delle più imponenti ed impegnative spedizioni militari intraprese dai Romani, per sconfiggere definitivamente Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, ed estendere il dominio di Roma fino all'Armenia. Non risulta pertanto difficile immaginare come la Georgia, terra al confine tra mito e storia, punto d’incontro di molte e diverse culture e civiltà, si distingua per una straordinaria ricchezza archeologica, un patrimonio immenso del quale, per l’insufficienza di scavi sistematici, si conosce ancora piuttosto poco. Alla presentazione del libro, oltre l’autore, interverranno Patrizio Bianchi, presidente Fondazione Crui, Konstantin Gabashvili, ambasciatore della Georgia, Mounir Bouchenaki, direttore generale Iccrom, Angela Donati, università di Bologna; Roberto Giacobbo, vicedirettore Rai 2, Andreas Steiner, caporedattore “Archeo” e il professor Licheli.